schola de devozion

schola de Sant'Orsola

SESTIER DE

 CASTELO

Nel prologo della mariegola del 1300 è citato il Dose Piero Gradenigo il quale, unito al Minor Consejo, aveva acconsentito alla fondazione di questa confraternita (la cui dedicazione completa era: di Sant'Orsola e delle Undicimila Vergini). Viene stabilito che non può appartenere alla schola chi provocasse danno allo Stato o nutrisse "despresio" per il Dose. Ogni nuovo confratello dovrà promettere di osservare la mariegola davanti all'altare, ricevendo il bacio di pace. A discrezione del gastaldo potranno essere espulsi coloro che rifiuteranno di assumere la carica a cui fossero stati eletti.

La sede venne in un primo momento ospitata in alcuni locali messi a disposizione dai domenicani dentro il loro convento adiacente la chiesa di San Zanipolo. Nel 1310 però i confratelli furono in grado di poter iniziare la costruzione di una sede propria, in forme gotiche, potendola in seguito completare grazie al generoso lascito testamentario redatto nel 1318 da un confratello, tale Pollini, ricco mercante. La schola si presentava come un edificio a forma rettangolare, preceduto all'epoca da un portico, con la suddivisione interna tipica di queste costruzioni: al pé pian (primo piano) le stanze ad uso delle cariche amministrative e l'oratorio, al soler (primo piano) era invece ricavata la sala dell’albergo.

Nel 1455 viene deciso che i poveri beneficati dalla schola fossero scelti fra gli iscritti di almeno cinque anni. Non possono iscriversi coloro che abbiano subito qualche condanna.

Nel 1488 i confratelli decisero di abbellire con pitture l’interno dell'oratorio, decorazione che venne affidata al Carpaccio e che il celebre pittore eseguì tra il 1490 e il 1495, narrando in grandi teleri la storia della patrona Sant’Orsola. In questa occasione si stabilisce una tassazione fino a che non saranno pagate le spese "per far i teleri de le istorie de madonna santa Orsola".

Il piccolo oratorio subì in seguito alcuni interventi di ristrutturazione, fra cui il maggiore si ebbe nel corso del 1504-8, quando venne costruito l'attiguo presbiterio. Nel 1506 un inventario dei beni della schola riporta, fra le altre cose, anche "quattro bandiere da trombetti".

Nel 1509 il Minor Consejo interviene per dipanare i dissidi sorti fra i domenicani e la schola, ricordando che la reliquia della testa di Sant'Orsola, di cui è proprietaria la Signoria, è stata affidata in custodia ai domenicani perchè venga esposta dentro la schola nei giorni della vigilia e della festa della Santa. Le offerte che si raccoglieranno serviranno per la costruzione di un tabernacolo che sia "condegno", in seguito le offerte saranno suddivise a metà fra i domenicani e la schola.

Nel 1551 Gerolamo Santacroce riceve in pagamento la somma di 25 ducati per il penelo "da campo".

Nel 1619 i Provedadori a la sanità concedono che la schola abbia un questuante che giri per la città, per la raccolta di olio da bruciare dentro un recipiente sigillato. Il questuante avrà "un gaban de griso, una vesta in tela rossa e un cappello da piova".

Nel periodo fra il 1637-46 la schola ottiene dai domenicani il permesso di poter sottoporre l'edificio a nuovi interventi edilizi, ricevendo dai padri anche un contributo di 50 ducati per la rifabbrica della cappella di Sant'Orsola. Vengono quindi aperti dei lunettoni, costruite due porte ai lati dell’altare e demolito il portico e l’albergo. Una lapide commemorativa dell'impegnativo restauro (oggi scomparsa) fu posta per l'occasione sopra la porta d’ingresso.

Nel 1668 i confratelli fecero costruire un nuovo altare per esporre degnamente le reliquie, su questo venne anche posta un’Annunciazione, opera di Aldobrandini.

Nel 1675 i Provedadori a la sanità, allo scopo di agevolare le processioni, permettono la riapertura delle due porte della chiesetta della schola che immettevano nel retrostante cimitero. Queste nel 1673 erano state chiuse per ordine della stessa magistratura.

Nel 1693 avviene una composizione con la schola dei mercanti della Madona de l'orto per l'amministrazione della commissaria Giovanni Pollini il cui testamento, come detto all'inizio, risaliva al 1318.

Nel 1750 ai Provedadori de Comun risulta che la schola è in grave ribasso e perciò l'anno seguente permettono che i guardiani delle altre schole diano un'offerta per le necessità della schola de Sant'Orsola, ma non oltre 5 ducati.

Nel 1758, sollecitato dalla schola, il Consiglio dei Diese respinge la richiesta avanzata dai domenicani di poter trasferire alla domenica successiva la celebrazione della messa mensile per la schola, poiché in quel giorno ricorre la festività della Pasqua.

Nel 1769 la schola ottiene di poter costruire “una sacrestia di dietro la cappella e facendosi il suo coperto a coppi e due balconcelli con le sue feriade”.

Nel 1770 i Provedadori de Comun ordinano la chiusura delle due porte che, dalla cappella di Sant'Orsola, immettono nel retrostante cimitero.

Nel 1774 i domenicani acconsentono che la schola possa fissare una campanella all'esterno, su un supporto di ferro, per avvisare i fedeli delle funzioni.

Con la caduta della Repubblica, a causa degli editti napoleonici nel 1807 la confraternita viene soppressa e tutte le sue proprietà avocate al Demanio. Fortunatamente però gli otto teleri e la pala opera del Carpaccio vennero ritirati ed in seguito assegnati alle Gallerie dell’Accademia, mentre invece l’altare di pietra con la balaustra venne posto in vendita ed acquistato dalla chiesa di Santa Maria Formosa.

Dopo la soppressione, le successive trasformazioni resero abbastanza problematica la posteriore identificazione dell’antico edificio. Il Molmenti si disse convinto che la costruzione fosse andata completamente distrutta, tesi peraltro condivisa dal Perocco, secondo il quale l’ubicazione originaria era di fianco alle absidi della chiesa. Il Pignatti prospettava la possibilità che la schola sorgesse isolata nel campo, come si può notare nella pianta del De’ Barbari, ed in seguito ricostruita nel 1647 adiacente alle absidi.

Fu però in seguito ai risultati degli scavi eseguiti agli inizi degli anni ’60 (i cui risultati sono esposti nel bollettino dei Musei Civici Veneziani del giugno 1963) che si poté affermare con sicurezza che la schola de Sant’Orsola va identificata con l'edificio addossato alla parte absidale destra della chiesa, che infatti conserva le originali mura perimetrali trecentesche. La struttura architettonica esterna della schola (oggi al civico 3636) si può dire essere sostanzialmente intatta: oggi la costruzione, adibita a dimora dei domenicani, è perfettamente visibile a chi la guardi da campo San Zanipolo.

 


 

la scuola in campo San Zanipolo

 

la scuola in campo San Zanipolo

 

la scuola lungo

salizada San Zanipolo

 

 

 

 

 

CONTRADA

S. MARIA FORMOSA

SALIZADA

S. ZANIPOLO

 

<< va indrìo

ti xe un forastier inluminà ?

va a la strìca de tute le

schole de devozion

de'l Sestier de Castelo

 

par saverghene de più ...

 

COMUNE DI VENEZIA "Arti e mestieri nella Repubblica di Venezia"

Verona 1980